Perché la violazione delle norme di salute e sicurezza è, e sarà sempre di più, un’arma decisiva contro lo sfruttamento del lavoro
C’è un momento, nella lettura di certe sentenze, in cui la tecnica giuridica smette di essere un esercizio astratto e diventa qualcos’altro: la fotografia nitida di una sofferenza reale. È quello che ho provato leggendo la sentenza n. 20151/2026 della Corte di Cassazione, Sezione Quarta Penale, depositata lo scorso 3 giugno, relativa a un caso di sfruttamento del lavoro ai sensi dell’art. 603-bis del Codice Penale, maturato in un maglificio del messinese.
Non è la prima volta che mi occupo di caporalato, né sarà l’ultima. Da tecnico del diritto del lavoro, da HSE Manager e da formatore, ho sempre creduto che la battaglia per la dignità del lavoro si combatta su due fronti che troppo spesso vengono trattati separatamente: quello economico-contrattuale e quello della salute e sicurezza. Questa sentenza mi conferma, con la forza dell’autorevolezza della Suprema Corte, che i due fronti sono in realtà un unico campo di battaglia.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 15 luglio 2026 · lettura completa di circa 7 minuti.
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