Dal convegno alla Sapienza del 31 marzo all’interpellanza parlamentare sullo sciopero, cresce un rischio: decidere chi rappresenta i lavoratori non con la legge, ma con le opinioni
C’è un passaggio, nel dibattito sul lavoro che si è acceso il 31 marzo alla Sapienza di Roma, che merita attenzione. Non per il tecnicismo, che pure era elevato, ma per il linguaggio. In un convegno dedicato all’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori e alla nozione di sindacato “comparativamente più rappresentativo” – organizzato proprio in vista della decisione della Cassazione su un tema cruciale – sono circolate espressioni come “contratti pirata” e “sindacati che danno fastidio”.
Parole che, prese isolatamente, non scandalizzano nessuno. Ma dette in quel contesto, da chi il diritto lo studia e lo insegna, cambiano significato. Perché il diritto non vive solo di norme, ma anche del linguaggio con cui viene interpretato. E quando il linguaggio si sposta dal piano giuridico a quello valutativo, il rischio è che anche le decisioni lo seguano.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 12 aprile 2026 · lettura completa di circa 4 minuti.
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