Mentre il Parlamento inizia a lavorare sulla riforma del decreto 231, la FAST Confsal — e forse non da sola — ha una proposta concreta da mettere sul tavolo. Le certificazioni che le aziende ottengono per dimostrare di rispettare le norme di sicurezza sul lavoro — e che la riforma appena approvata dal Governo intende valorizzare ulteriormente — non dovrebbero più essere pagate direttamente dall’impresa all’agenzia privata che la valuta. Dovrebbero essere commissionate e finanziate da un ente pubblico terzo: l’INAIL per la sicurezza nei luoghi di lavoro, il Ministero dell’ambiente per le certificazioni ambientali, il Ministero del lavoro per quelle che riguardano l’organizzazione interna e la tutela dei lavoratori. Il costo resterebbe a carico delle imprese, ma in modo indiretto, attraverso i contributi già versati agli enti previdenziali e assicurativi, esattamente come accade oggi con la formazione continua finanziata dai fondi interprofessionali, dove nessun imprenditore paga di tasca propria il formatore ma attinge a risorse accumulate attraverso i versamenti ordinari. Lo stesso meccanismo applicato alle certificazioni di sicurezza spezzerebbe il legame commerciale tra chi certifica e chi viene certificato, rendendo le valutazioni più indipendenti e più credibili. Ma per capire perché questa proposta è urgente, occorre partire da quello che il Governo ha approvato il 4 agosto scorso.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 16 agosto 2026 · lettura completa di circa 8 minuti.
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