Tre incidenti ferroviari in pochi giorni in Spagna, un inizio di 2026 segnato da morti e feriti. In attesa delle inchieste, una domanda resta sospesa: quanta sicurezza siamo davvero disposti a garantire prima di chiamarla modernità?
La prima volta è stata una strage: quarantatré morti sulla linea ad alta velocità dell’Andalusia. Un treno Iryo – società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane – spezzato dalla violenza dell’impatto, centinaia di feriti, famiglie travolte in un pomeriggio che doveva essere ordinario e che invece ha riscritto, nel modo più crudele, il significato della parola sicurezza. Poi, a distanza di pochi giorni, il deragliamento in Catalogna, con un macchinista ucciso mentre faceva il suo lavoro e decine di passeggeri feriti. Infine, lo scontro tra un treno regionale e una gru sulla linea di Murcia, l’ennesimo allarme su una tratta già segnalata come pericolosa. Tre incidenti diversi, certo. Ma accaduti nello stesso tempo storico, nello stesso sistema ferroviario, sotto le stesse regole.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 24 gennaio 2026 · lettura completa di circa 3 minuti.
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