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Liberalizzare non è una religione

L'Editoriale · 7 marzo 2026

Liberalizzare non è una religione

di Pietro Serbassi

Alta Velocità, Intercity, infrastrutture: aprire il mercato può avere senso solo se restano ferme regole, sicurezza, continuità del servizio e interesse pubblico. Il resto è ideologia.

Nel ferro italiano si sta consolidando un’abitudine pericolosa: trattare la liberalizzazione come un fine in sé. Non come uno strumento da usare quando migliora davvero il servizio, la qualità industriale e i diritti, ma come una parola d’ordine da applicare comunque. Il caso SNCF sull’Alta Velocità, la discussione sulle gare Intercity e il dibattito sul modello RAB per il finanziamento delle infrastrutture raccontano tutti la stessa cosa: quando la concorrenza diventa un’ideologia, il rischio è che siano le regole, il lavoro e l’interesse pubblico a doversi adattare.

La Voce Trasporti & Diritti

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 7 marzo 2026 · lettura completa di circa 6 minuti.

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