Allo Scalo San Lorenzo si lavora giorno e notte su treni che corrono a trecento all’ora. Ora si vuole chiudere l’impianto e spostare altrove chi lo manda avanti. I posti sono garantiti, dicono. Ma un mestiere non si trasferisce con una lettera.
Bisogna andarci, a San Lorenzo, per capire. Non nel quartiere dei locali e delle facciate scrostate, ma dietro, oltre la tangenziale, dove i binari si allargano in un mare di ferro e traversine che porta a Termini. Lì sorgono due capannoni enormi, con i tetti coperti di pannelli solari, e dentro non si dorme mai. Tre turni, ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno. Entra un Frecciarossa che ha appena finito la sua corsa, ne esce un treno pronto a ripartire. In mezzo ci sono loro, i ferrovieri della manutenzione, dipendenti di Trenitalia e addetti delle ditte in appalto.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 5 novembre 2026 · lettura completa di circa 5 minuti.
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