(quanto di te ti è stato chiesto di sacrificare per poter dire di avere un posto nel mondo?)
Come Il Pensatore di Auguste Rodin, il lavoro non appare come semplice occupazione, ma come condizione dell’esistenza: un corpo contratto, teso, che regge il peso del vivere e pensa attraverso la fatica. Non è soltanto produzione, ma misura del rapporto tra l’uomo e il potere, tra dignità e costrizione, tra libertà e sopravvivenza. Il Primo Maggio non celebra il lavoro in sé, ma il diritto a non esserne divorati.
Ci insegnano presto che per avere diritto a esistere bisogna essere utili. Prima ancora di imparare a vivere, impariamo a giustificare la nostra presenza.
Il lavoro comincia proprio qui: non nel contratto, non lungo i binari, nel cantiere, nella fabbrica, nelle aule, non dietro una scrivania… ma in questa domanda: “Quanto di te ti è stato chiesto di sacrificare per poter dire di avere un posto nel mondo?” Una domanda ancestrale e crudele, che si posa sul corpo umano come una seconda pelle.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 30 aprile 2026 · lettura completa di circa 6 minuti.
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