Nata per far convivere treni veloci e cargo, dopo quasi vent’anni l’Alta Velocità/Alta Capacità non ha mantenuto la promessa sul fronte delle merci. Eppure, lo stesso modello viene riproposto per i nuovi quadruplicamenti, dall’Adriatica alla Salerno-Reggio Calabria, con investimenti per decine di miliardi. Tra pedaggi insostenibili per il cargo, capacità ferroviaria «bruciata» dalla convivenza di treni a velocità diverse e costi crescenti, è arrivato il momento di ripensare il modello? Pubblichiamo la prima parte della riflessione sulla lezione ignorata e le possibili alternative
Quando si intraprende una strada completamente in antitesi rispetto alle esperienze maturate nel resto del mondo, bisogna almeno procedere con cautela. Se è possibile che si stia percorrendo un sentiero di innovazione, nulla ci può assicurare che il percorso possa condurre a controindicazioni divergenti rispetto agli obiettivi che si intende raggiungere. Nell’Italia degli anni Novanta viene coniata – per il progetto del quadruplicamento ferroviario – la formula della grande «T» (TO-MI e MI-NA).

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 16 settembre 2026 · lettura completa di circa 7 minuti.
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