Nella domus di Dussmann, il sesto giorno d’agosto, fu apparecchiato un banchetto che i più solenni chiamavano “riunione sindacale”, mentre i servi, più sinceri, lo definivano una commedia già provata nelle stanze interne.
A dirigere la scena sedeva Gorgonius Trimalchionide, curator vanitatis, uomo tanto persuaso della propria grandezza da considerare un’interruzione perfino il respiro degli altri. Aveva disposto i convitati secondo un ordine tutto suo: vicini quelli pronti ad annuire, lontani coloro che potevano ricordargli che anche le idee escluse continuano a esistere.
Per settimane Gorgonius aveva spiegato che alcune proposte non erano ricevibili, che chi le sosteneva non doveva partecipare alla sacra liturgia del negoziato e che il tavolo sarebbe stato più armonioso senza voci discordanti. L’unità, secondo lui, era una virtù preziosa, purché coincidesse esattamente con il suo pensiero.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 8 agosto 2026 · lettura completa di circa 3 minuti.
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