C’è una figura sottile che avanza su un filo teso nel vuoto. Non guarda in basso, perché sotto non c’è appoggio: solo aria. Il funambolo di Paul Klee smette di essere un personaggio artistico e diventa il simbolo di una condizione collettiva. È il corpo esposto di una generazione che cammina sospesa tra promesse enormi e un futuro incerto. Così appaiono oggi molti giovani: in equilibrio forzato, senza rete, chiamati a non sbagliare in un mondo che non sa più dove indirizzarli.
Si procede su un filo sottile, eppure sembra che questa precarietà passi inosservata. Un’intera generazione si ritrova sospesa tra aspettative gigantesche e orizzonti che si ritraggono a ogni passo. In Italia, secondo ISTAT ed Eurostat, quasi un giovane su dieci tra i 18 e i 25 anni interrompe prematuramente il proprio percorso di studi. Una percentuale che si aggira intorno al 9,8%, con forti divari territoriali e sociali. In alcune regioni del Mezzogiorno, il tasso di dispersione supera il 15%, componendo un mosaico di opportunità incompiute e di sogni interrotti prima ancora di prendere forma. Non si tratta solo di numeri, ma di segnali evidenti di povertà educativa e di un progressivo impoverimento delle possibilità di costruire senso nel mondo di domani.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 7 febbraio 2026 · lettura completa di circa 4 minuti.
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