“Ma a noi è dato
in nessun luogo trovar pace,
dileguano, cadono,
nel dolore gli uomini
ciecamente
di ora in ora,
come acqua da pietra
a pietra lanciata,
senza mai fine, giù nell’ignoto”
Canto del destino di Iperione di Friedrich Hölderlin
C’è un’opera di Pieter Bruegel il Vecchio, The Blind Leading the Blind, in cui l’umanità procede in fila, affidandosi a chi non vede, fino a precipitare. Non è soltanto una scena biblica, ma una metafora radicale dello smarrimento dello sguardo: quando non si riconosce più l’altro, lo si segue o lo si respinge senza davvero vederlo. È a partire da questa immagine di cecità condivisa che si apre questo articolo, come interrogazione sul nostro tempo e sulla necessità di restituire profondità allo sguardo attraverso ciò che chiamiamo intelligenza emotiva.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 2 luglio 2026 · lettura completa di circa 9 minuti.
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