Nell’opera Quantum Void di Luca Pozzi, il vuoto non appare come un’assenza, né come uno spazio privo di significato, ma come una soglia generativa: un luogo nel quale ciò che non è immediatamente visibile può suggerire connessioni, possibilità, relazioni. Attraverso il dialogo tra arte, fisica teorica e cosmologia, l’opera può essere letta come un invito a spingere lo sguardo oltre la superficie delle cose, verso una realtà che non si lascia ridurre alla semplice somma di oggetti separati.
L’opera diventa così una metafora del ruolo dell’osservatore… non necessariamente uno spettatore distante posto davanti al mondo, ma una presenza che entra in relazione con ciò che guarda. Ogni esperienza percettiva, del resto, modifica almeno in parte chi la vive. Non perché la coscienza possieda un potere fisico di trasformare la realtà secondo i principi della meccanica quantistica, ma perché percepire significa sempre entrare in rapporto con qualcosa e lasciarsene, almeno in parte, trasformare.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 9 agosto 2026 · lettura completa di circa 8 minuti.
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