Il tempo non scorre come una freccia. Lo immaginiamo così… linea retta, irreversibile, rassicurante… che separa nascita e morte, memoria e attesa. Ma basta piegarlo appena, come si inclina l’orecchio per cogliere una parola detta a metà… e la freccia si curva, rimbalza, talvolta torna indietro. La fisica quantistica, con la sua voce sobria e inattesa, ci mostra ciò che l’uomo ha intuito nei riti e nei presagi… il futuro non è solo davanti a noi… talvolta precede il passato, lo chiama, lo determina.
John Archibald Wheeler osserva, negli esperimenti di scelta ritardata che: “l’atto di osservare sembra influenzare ciò che è già accaduto” (Mathematical Foundations of Quantum Mechanics). Non un paradosso da salotto… il passato resta aperto, vulnerabile, esposto a ciò che deve ancora accadere. La causalità lineare si incrina. Huw Price, in Time’s Arrow and Archimedes’ Point, scrive: “La retrocausalità ci costringe a pensare il tempo non più come freccia, ma come tessuto poroso di relazioni.”

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 3 gennaio 2026 · lettura completa di circa 3 minuti.
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