Rappresentazione, coscienza e identità nell’epoca della simulazione
La pipa di Magritte non fuma. Ma ci costringe a pensare. Il deepfake non è una persona. Ma produce conseguenze reali. Il profilo digitale non è una vita. Ma incide sulle vite. La questione non è se la rappresentazione sia fedele. È se noi siamo sufficientemente presenti a ciò che rappresentiamo. Forse oggi le immagini sono più coerenti di noi. Di noi che indossiamo maschere e non sappiamo se in verità siano le maschere a chinarsi pazienti sopra la nostra carne. La possibilità di verità non sta nell’abolire la rappresentazione. Sta nel riconoscere che tra l’immagine e la cosa esiste uno spazio… e che in quello spazio possiamo ancora scegliere.
Quando René Magritte scrive sotto la sua pipa: Questa non è una pipa, nell’opera La trahison des images, non compie un gioco ironico. Ci ricorda che l’immagine non coincide con la cosa. Che tra il segno e l’oggetto esiste uno spazio.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 11 aprile 2026 · lettura completa di circa 5 minuti.
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