Davanti a Maman di Louise Bourgeois, la maternità perde ogni immagine rassicurante e si mostra per ciò che spesso è davvero: protezione e paura, forza e fragilità, rifugio e vertigine. Quel corpo immenso, sospeso e quasi inquietante, come un ragno che tesse silenziosamente la propria trama invisibile, non celebra la madre come figura ideale, ma come presenza originaria che sostiene e insieme espone alla vita. È da questa ambivalenza profonda che prende forma il nostro discorso: la madre non come semplice ruolo, ma come trasmissione invisibile, memoria del corpo e prima architettura del vivente.
Prima ancora del nome, prima ancora del volto, prima ancora della lingua che impariamo a parlare, esiste una presenza silenziosa che ci precede: il corpo di una madre. Non la donna ridotta a ruolo sociale, non la figura rassicurante che le ricorrenze sistemano tra fiori e cioccolatini, ma la madre come primo ambiente umano, come luogo biologico, simbolico e perfino filosofico da cui la vita prende forma. Ogni essere umano, prima di diventare storia, è stato un corpo custodito dentro un altro corpo.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 9 maggio 2026 · lettura completa di circa 6 minuti.
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