Immaginiamo un capotreno di sessant’anni. Ha cominciato a lavorare nel 1996, quindi la sua pensione sarà calcolata interamente con il sistema contributivo, sulla base di quanto ha versato e non delle ultime retribuzioni. La sua azienda sta riorganizzando i servizi e gli propone di uscire qualche anno prima della pensione, accompagnato da un assegno. Fino a pochi giorni fa, per lui quella porta era di fatto chiusa. Con la circolare Inps n. 104 del 2026, condivisa con il ministero del Lavoro, si è aperta.
Per capire perché, conviene partire dallo strumento. L’isopensione, introdotta dalla riforma del 2012, consente alle aziende con più di quindici dipendenti di accompagnare alla pensione i lavoratori a cui mancano pochi anni. Serve un accordo sindacale, e il costo è interamente a carico del datore di lavoro, che paga ogni mese un assegno pari alla pensione già maturata e versa all’Inps i contributi fino al pensionamento, garantendo il tutto con una fideiussione. La durata ordinaria è di quattro anni, portata a sette per le uscite che decorrono entro il 2026. Accanto all’isopensione esiste l’assegno straordinario dei fondi di solidarietà bilaterali, lo strumento più usato in settori come il credito o il trasporto ferroviario, che può durare fino a cinque anni.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 4 ottobre 2026 · lettura completa di circa 4 minuti.
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