Un collegamento diretto con Roma e il Nord non come privilegio locale, ma come investimento sulla coesione di un’Italia ancora troppo diseguale.
La discussione sulla nuova gara per i servizi Intercity e Intercity Notte non può ridursi a un esercizio tecnico per addetti ai lavori. È una scelta di politica industriale, sociale e territoriale. Dentro quella gara si deciderà se il servizio ferroviario nazionale continuerà a fotografare gli squilibri esistenti o se proverà, almeno in parte, a ridurli e correggerli attraverso una visione più equilibrata del Paese.
La Locride è uno dei territori in cui questa scelta diventa concreta. Non parliamo di una rivendicazione generica, né di una richiesta localistica. Parliamo di una fascia di Calabria che dispone di una linea ferroviaria, di stazioni, di comunità numerose, di domanda potenziale e di un bisogno evidente di connessione con il resto del Paese. Eppure, per raggiungere Roma o il Nord Italia, gran parte di quel territorio deve ancora organizzarsi attorno a coincidenze, navette, tempi morti e percorsi indiretti che finiscono per trasformare una distanza geografica in una distanza sociale.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 21 giugno 2026 · lettura completa di circa 5 minuti.
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