Quando si parla di qualità del servizio, bisognerebbe avere il coraggio di dire chi davvero si vuole favorire
C’è una parola che viene usata come una clava ogni volta che i tassisti provano a difendersi: lobby. È una parola comoda, perché scredita senza spiegare, delegittima senza entrare nel merito. Si dice che i tassisti sono una lobby che blocca il progresso, che difende privilegi, che impedisce il miglioramento della qualità del servizio. Ma è una narrazione pigra, ideologica e soprattutto falsa.
Il taxi non è una lobby. È un servizio pubblico locale non di linea, disciplinato dalla legge dello Stato, sottoposto a obblighi stringenti che nessuna piattaforma digitale conosce: obbligo di prestazione, tariffe amministrate, turnazioni imposte, controlli comunali, requisiti professionali, divieti di cumulo, responsabilità diretta verso l’utenza. Il tassista non sceglie quando lavorare in base alla convenienza, non decide il prezzo in base alla domanda, non spegne l’app se la corsa non rende. Risponde a una funzione pubblica, non a un algoritmo.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 18 gennaio 2026 · lettura completa di circa 3 minuti.
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