The Involuntary Journey (Inciampare nella paura) di Chiharu Shiota sembra raccontare l’impossibilità di attraversare uno spazio senza fare i conti con ciò che lo abita. Fili, nodi, intrecci… una trama quasi invisibile che diventa ostacolo soltanto quando il corpo vi entra dentro. È la metafora più precisa per parlare di sicurezza… non tutto ciò che può farci male è immediatamente visibile.
Ci sono pericoli che riconosciamo perché hanno il volto evidente della minaccia; altri diventano pericolosi proprio perché, con il tempo, impariamo a non vederli più. È una questione lavorativa, certamente. Ma prima ancora è un nodo educativo.
Perché continuiamo a trattare la sicurezza sul lavoro come se iniziasse il primo giorno in cui un ragazzo entra in un’azienda, in un cantiere o in un ospedale? Come se bastasse consegnargli un casco, spiegargli una procedura, fargli firmare un modulo o mostrare un cartello d’avvertimento?

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 21 settembre 2026 · lettura completa di circa 7 minuti.
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