Calabria a due velocità, fallimento della continuità territoriale e crisi del contratto di servizio
Ci sono aree geografiche del nostro Paese in cui il tempo non si misura in minuti, ma in attese. Attese davanti a una stazione chiusa, a una biglietteria vuota, a un autobus che non coincide con il treno, a un collegamento che esiste solo sulla carta.
In Calabria questa condizione non è episodica: è “risaputezza”. È la forma concreta di una disuguaglianza infrastrutturale che si è sedimentata negli anni dentro il sistema ferroviario e del trasporto pubblico locale, producendo una frattura stabile tra aree connesse e aree progressivamente espulse dai circuiti della mobilità ordinaria.
Da un lato i nodi principali — Reggio Calabria, Cosenza, Lamezia Terme, Paola — pienamente integrati nelle direttrici nazionali. Dall’altro una vasta fascia territoriale marginalizzata: Locride, Jonio reggino e catanzarese, Crotonese, Sibaritide, Alto Ionio cosentino, aree interne progressivamente escluse dai circuiti della mobilità ordinaria.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 16 maggio 2026 · lettura completa di circa 9 minuti.
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