Asfalto e cemento trasformano le città in accumulatori di calore. Ma la risposta non è fermare ferrovie, strade e grandi opere. La vera transizione ecologica deve unire infrastrutture moderne, alberi, manutenzione del territorio e nuovi lavori che l’intelligenza artificiale non potrà sostituire.
Abbiamo costruito città nelle quali un albero è considerato un costo, mentre un parcheggio di asfalto viene chiamato sviluppo. Poi arriva luglio, i marciapiedi bruciano, i muri restituiscono calore anche di notte, le piazze diventano padelle e ci domandiamo, con aria stupefatta, perché non si respiri più.
Sul cambiamento climatico si combatte ormai una guerra di religione. Da una parte quelli che attribuiscono ogni giornata torrida all’anidride carbonica. Dall’altra quelli che negano perfino ciò che sentono sulla pelle. Antonino Zichichi ci ha ricordato, spesso con toni provocatori, che il clima è una macchina immensamente più complessa delle nostre formule politiche. Il Sole, gli oceani, le nuvole, i cicli naturali e le attività umane interagiscono in un sistema che non obbedisce ai comunicati stampa. La scienza misura, verifica, dubita. La propaganda sentenzia.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 25 luglio 2026 · lettura completa di circa 5 minuti.
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