Ho letto con interesse l’articolo di Pietro Serbassi, “Produttività, l’Italia guardi ai porti come sistema”. Ne condivido pienamente l’intuizione: un Paese che non investe nella qualità delle proprie infrastrutture finisce inevitabilmente per rallentare anche la propria crescita economica. La produttività non è soltanto il risultato del lavoro delle imprese, ma della capacità di un’intera nazione di mettere in relazione territori, reti logistiche, trasporti e visione politica.
L’Italia, ricorda Serbassi, possiede un vantaggio naturale straordinario. È al centro del Mediterraneo, attraversata dalle principali rotte commerciali, dotata di porti che potrebbero diventare un unico grande sistema capace di dialogare con l’Europa e con il mondo. Una prospettiva condivisibile e, probabilmente, indispensabile.
Non è soltanto una suggestione geografica. Secondo la Commissione europea, l’Italia possiede oltre 9.100 chilometri di coste, i più estesi dell’Unione dopo la Grecia, e cinque dei suoi porti figurano tra i primi trenta d’Europa per volume di merci movimentate. Questo significa che il nostro Paese dispone già delle condizioni materiali per svolgere un ruolo strategico nel Mediterraneo… il compito non è costruire una nuova centralità, ma imparare a governare quella che la storia e la geografia ci hanno consegnato.

Pubblicato su La Voce Trasporti & Diritti il 10 luglio 2026 · lettura completa di circa 5 minuti.
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